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martedì 14 luglio 2015

LE VIRTU' DELLA GERMANIA

Diciamolo subito, non ho vocazione al complottismo. Osservo, registro e deduco quanto mi riesce di dedurre. Una prima constatazione che faccio a proposito della questione Germania/Grecia è che la prima è un paese strutturalmente virtuoso e forte, la seconda inefficiente e debole. Preferisco non parlare di buoni e cattivi: le categorie morali non fanno bene al ragionamento. Lo suggestionano e lo deviano.

Queste caratteristiche proprie dei due paesi, colte ad occhio, si plasmano attraverso altre di contesto. Ad esempio l’appartenenza alla UE e all’Euro.
Per comprendere certi condizionamenti è utile conoscere il ruolo della moneta unica. Senza impelagarsi nella spiegazione di certi meccanismi, è opportuno ricordare che quanto più un paese esporta tanto più fa apprezzare (rende forte) la propria moneta. Ciò significa che se oggi 1€ vale 10$ paperopolesi e domani, a causa del rafforzamento, ne vale 20, il paperopolese pagherà 20$ quel prodotto importato dalla UE che ieri pagava 10, che comunque l’esportatore vende sempre ad 1€.
Da ciò discende che, nel tempo, l’esportazione è sempre più difficile perché il paese destinatario che compera deve sborsare sempre più unità dei propri soldini. Nel contempo e di converso, diventano più convenienti per la UE le importazioni perché compra a 1€ quello che oggi vale 20$ paperopolesi, e che solo ieri ne valeva 10 (o, in altri termini paga 0,5€ invece di 1€ il prodotto paperopolese del valore di 10$).
Stando ai dati e ai fatti, la Germania con l’introduzione dell’euro ha registrato un’impennata nelle sue esportazioni. Merito della sua capacità organizzativa e innovativa? Sì, certo, ma molto anche dell’Euro.

In che modo l’Euro favorisce l’export tedesco? Per il meccanismo sopra accennato (+esportazione = +apprezzamento della valuta), se la Germania avesse una moneta tutta sua, questa, rapportata alla mole di esportazioni, sarebbe molto più forte rispetto all’euro che attualmente utilizza (il cui valore rispecchia tutta l’area Euro, compresi i paesi meno virtuosi). Il paese tedesco si trova, cioè, nel paradosso di continuare ad aumentare le sue esportazioni senza che si registri quel rafforzamento automatico della valuta che nel tempo mitigherebbe la sua capacità esportativa. In pratica l’euro è troppo debole per la Germania e troppo forte per gli altri paesi europei che, con questo valore, incontrano difficoltà ad esportare. In più, se non ci fosse la moneta unica i vari governi nazionali avrebbero a disposizione anche la leva della politica monetaria per intervenire, svalutando la propria valuta.

Qualcuno, come mia cugina Tatiana, direbbe “beh, i tedeschi sono più bravi di noi e meritano questo successo”. Le cose non stanno così. L’Unione europea e la sua moneta sono un sodalizio che come tale deve tutelare e portare vantaggi a tutti. Se si affronta un matrimonio pensando di approfittare dell’altro, il rapporto non avrà lunga durata.

Ancora, stando sempre ai fatti, la Germania per il settimo anno di fila ha violato un preciso vincolo del trattato di Maastricht che fissa il tetto del surplus commerciale (differenza tra quanto un paese esporta e quanto importa) al 6%. La Germania esporta più di quanto dovrebbe o, meglio, consuma e importa meno di quanto dovrebbe per abbassare questa differenza. La Germania persegue quella che si definisce una politica mercantilista.

Con la UE abbiamo messo in un’unica gabbia leoni e gazzelle, iene e antilopi. Ma come possono i paesi strutturalmente più deboli sopravvivere se gli vengono tolte tutte le loro abituali risorse, le loro strategie di sopravvivenza? I loro governi non possono utilizzare la politica monetaria per aumentare le esportazioni e non possono sostituirsi agli investimenti privati per rilanciare la domanda, impediti dal Patto di Stabilità e dalle politiche di austerity imposte dai paesi creditori. L’unica componente della domanda aggregata (= mercato, sbocco della produzione di un paese costituita da beni di consumo + domanda di beni d’investimento + spesa pubblica + esportazioni) che potrebbe rilanciare la crescita sono le esportazioni.
In questo contesto, chi dovrebbe consumare e dare sfogo all’export dei paesi europei è, tra gli altri, la Germania, che però si guarda bene dal discostarsi dal suo modello basato sulla “parsimonia”: continua a vendere piuttosto che a comprare. Va da sé che i predatori prevarranno divorando le prede e, finite queste, ritrovandosi soli all’interno della gabbia moriranno anche loro di fame. In questi termini si prospetta il destino del vecchio continente se non si cambia rotta.

La virtuosità tedesca, come si diceva all’inizio, è figlia di meriti propri e di furberie. Approfittare dell’euro, senza dare nulla in cambio, è una furberia. Tenere bassi i salari (= controllo dei consumi interni = tenere basso il tasso d’inflazione) ne è un’altra. Con bassa inflazione rispetto agli altri paesi europei la Germania ha goduto di vantaggi in termini di competitività a danno dei paesi periferici, poiché i propri prezzi sono aumentati di meno rispetto a quelli dei vicini. Il grande surplus dei tedeschi è stato reso possibile in gran parte grazie dalle esportazioni in questi paesi, i quali hanno importato indebitandosi fino al collo. Altri vantaggi Le sono derivati potendo esportare buona tecnologia a prezzi concorrenziali (€) in tutto il mondo, Cina in testa.

Il segretario del Tesoro statunitense ha ribadito che «politiche per promuovere la domanda interna sarebbero un bene per l’economia tedesca e quella mondiale». Ma soprattutto, aiuterebbero a uscire dalla crisi il maggior partner commerciale della Germania: l’Europa.

Assodato che i paesi periferici per competere con la Germania dovrebbero perseguire una insostenibile deflazione salariale (abbassamento dei salari) o diventare di colpo virtuosi e innovativi quanto la Germania (il che è impossibile, c’è bisogno di investimenti, tempo, cultura, spirito, che non s’improvvisano) appare quanto meno doveroso un comportamento più corretto da parte dei tedeschi.
Questa improbabile ricetta, questa virtuosa metamorfosi da gazzella a leone, d’altra parte, sarebbe poco risolutiva: se tutti si comportassero e fossero come la Germania non ci sarebbe la sponda debole, la parte complementare che fa funzionare il meccanismo. Ricordiamolo la Germania ha tenuto fermi i salari e così ha ridotto la disoccupazione, ma ha puntato sul fatto che altri paesi non hanno agito nello stesso modo: ha quindi sostituito la domanda interna con quella estera. Inoltre, con tutti i paesi europei forti, anche l'Euro sarebbe più forte con inevitabili ripercussioni negative nelle esportazioni extra UE.
Ma cosa dovrebbero fare esattamente i tedeschi per aiutare tutta l’Unione e stare in regola?

1) Importare. Importando di più la Germania potrebbe contribuire da un lato ad abbassare il valore dell’euro e, dall’altro, dare un mercato di sbocco alle merci dei partner europei e dar loro respiro.

2) “Scontando un poco di inflazione? Sì, perché il problema che sta alla base anche del surplus è l’inflazione. Il surplus commerciale eccessivo è un risultato, non è una causa. La causa è stata la differente dinamica dell’inflazione tra i Paesi che, come detto, ha consentito alla Germania di ottenere un vantaggio competitivo indebito sui suoi alleati e Paesi cofondatori dell’Europa, di fatto tirandogli una suola. Le leggi europee prevedevano coordinamento ( e prevedono ancora) sulle riforme del mercato del lavoro, per armonizzarlo, e la Germania si è mossa in anticipo smarcandosi con le riforme Hartz, che hanno abbassato gli stipendi, precarizzato il lavoro e quindi fermato i consumi. I consumi fermi hanno fatto sì che non ci fosse inflazione, mentre altrove in Europa correva spedita (vedi: Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo.. un caso siano i Paesi in crisi?). Quindi in pochi anni hanno guadagnato sui costi rispetto agli altri.”(1)

Ma la Germania sarebbe disposta ad aumentare i salari fino a compensare la competitività che il cambio fisso ha sottratto ai paesi periferici? Sarebbero concessioni troppo onerose che la ostacolerebbero nella penetrazione nei mercati extra-UE (vedi Cina come detto).
Sulla falsariga del modello tedesco si comportano paesi assimilabili a quell’area come Austria, Belgio, Finlandia e Olanda. Sicché appare sempre meno plausibile parlare, stante così la contrapposizione di interessi tra un blocco di area tedesca e uno  mediterraneo, di integrazione europea.

Va da sé che queste brevi considerazioni dovrebbero, se non capovolgere l’opinione che ognuno s’è fatto della Germania e della Grecia, almeno ricalibrarla secondo una prospettiva più onesta.

(1) http://www.diariodivic.it/

giovedì 28 febbraio 2013

IL CENTRO SINISTRA E LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA.
La democrazia si fonda su di un principio pragmatico: cioè è uno strumento per scegliere chi deve governare: nella fattispecie, governa chi ottiene la maggioranza dei consensi. Da qui due corollari sono immediati: 1) la scelta della maggioranza non ha garanzia di essere la migliore, nel senso che non è detto che “i più” debbano avere per forza ragione. Esempio banalissimo. Il famoso aiuto da casa del quiz di Gerry Scotti che più di una volta ha dimostrato di penalizzare il concorrente. 2) La democrazia garantisce risultati tanto migliori, quanto maggiore è il grado di conoscenza, competenza di un popolo chiamato a esprimersi. In altre parole la maturità culturale e civile migliora le performance del “sistema”. Questo va detto perché un sostenitore della democrazia può definirsi tale solo se ne comprende la vera essenza, nei suoi pregi e nei suoi limiti. Fatto questo doveroso cappello, entro molto sinteticamente nel merito dei risultati di ieri.
Tra le possibili cause del flop del centro-sinistra, io individuo una assoluta incapacità di comunicazione, elemento di fondamentale importanza se si vuole ottenere consenso e non spaccar teste.
Ecco, a mio avviso, alcune pecche dei leader del c.s.:

a) mancanze di una comunicazione assertiva;
b) poca chiarezza nei programmi e nella loro enunciazione (i punti – quelli da enunciare in campagna elettorale – devono essere pochi, chiari e fermi);
c) carente proposta di immagine complessiva (nel senso che la proposizione del nuovo non può passare attraverso dinosauri e cariatidi, due su tutti, Marini e Bindi – ma ce ne sono altri);
d) l’apparente (o peggio reale) mancanza di un sogno da proporre, quando la storia della sinistra è sempre stata piena di slanci ideali.
Contenuti poco chiari e incapacità evocativa hanno contribuito a produrre, dunque, questo risultato. E mentre Bersani & co. galleggiavano nell’inerzia stagnante, confidando in una lenta deriva che li consegnasse alla vittoria, l’altra parte, il caimano, faceva il suo mestiere: dimenando la coda come solo lui sa fare, nei gorghi delle acque limacciose ha predato le illusioni di molti italiani. Senza pudore ha promesso (imu, condoni,…) e senza pudore gli italiani hanno aperto il palmo della mano al gesto caritatevole.
Per l’amor del cielo, Berlusconi di bassezze ne ha fatte, ne è il maestro indiscusso; ma non puoi fermarti a protestare, perchè lui ti prende la palla e va dritto in porta. Le polemiche sulla lettera di rimborso dell’IMU ne è un esempio lampante.
Prima regola del meccanismo democratico, dunque, è prendere voti. Non come Berlusconi, ma strategia della comunicazione e sano realismo sono assolutamente necessari. E direi anche capacità di appeal che Bersani, oggettivamente, non possiede. In piena onestà, non posso esimermi dall’esprimere perplessità sulla comunicazione di Vendola.

lunedì 11 giugno 2012

No alla discarica: con quale faccia!


In maniera sfacciata e offensiva per l’intelligenza dei cittadini angolani, PD e Comunisti Italiani hanno fatto affiggere un manifesto contro il progetto di discarica a Città S.Angelo. Eppure, fino a qualche tempo fa, la loro posizione era diversa, come certificato da alcuni fatti.
Ricordiamoli insieme:
-  a suo tempo, con una lettera aperta sul suo blog, il sindaco Florindi ha sostenuto favorevolmente la proposta per Piano di Sacco;
- questa posizione di favore è stata riportata da diversi quotidiani, cartacei e online; articoli che non sono stati mai smentiti;
- in occasione della presentazione al teatro comunale della proposta di Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (P.P.G.R.) da parte della Provincia, il sindaco ha sostenuto pubblicamente la praticabilità del progetto, scontrandosi anche con il sindaco di Elice De Massis, notoriamente non favorevole al progetto;
- il PD l’anno scorso, con un manifesto pubblico, non ha voluto prendere posizione contro la discarica, prospettando una fantomatica consultazione popolare (e adesso il loro manifesto incredibilmente recita:  “i partiti per primi devono ergersi a difesa del bene comune […]);
- a settembre dell’anno scorso, il sottoscritto ha proposto al consiglio comunale di deliberare all’unanimità contro la discarica: una deliberazione unanime del consiglio comunale poteva rappresentare un segnale forte per gli enti preposti alla redazione del P.P.G.R. Eppure PD e Comunisti Italiani hanno bocciato la proposta!;
- sempre in quel consiglio comunale, PD e Comunisti Italiani hanno approvato una delibera pasticciata in cui sostanzialmente hanno sostenuto di voler procedere ad una consultazione popolare per  esprimere un parere definitivo; quando il sottoscritto ha chiesto come avrebbero inteso portare avanti un referendum comunale, non previsto per quella materia, non ha ricevuto risposta alcuna;
- riguardo ai Comunisti Italiani ho già denunciato il loro comportamento contraddittorio e manipolatorio della pubblica opinione nel mio precedente post intitolato “freche e strille”.

È chiaro che questa posizione sulla discarica, ampiamente riveduta e corretta, rappresenti per il sindaco e la maggioranza un approdo di fortuna,  un porto sicuro verso cui hanno bruscamente virato dopo essersi accorti di aver intrapreso rotte di navigazione tempestose che avrebbero provocato un infausto naufragio alla maggioranza.

Concludo con un interrogativo e una triste constatazione.
Con quale credibilità e forza il nostro comune (rappresentato dalla maggioranza) potrà sostenere la sua opposizione alla discarica, apparendo chiaro il suo atteggiamento strumentale?
Ribadisco purtroppo la triste abitudine della politica, tanto di quella casereccia quanto di quella a più alti livelli: mischiare le carte sotto il tavolo invece di giocarle, assumendosi la responsabilità di alcune scelte piuttosto che di altre.  Ma a quanto pare, come già detto altrove, per i signori dalla pappagorgia incravattata, l’importante è salvare le apparenze, preservare e perpetuare i meccanismi del potere. Intervenire sulla sostanza, con coraggio e lealtà verso i cittadini, beh … significa chiedere troppo alla politica.

domenica 11 marzo 2012

I comunisti italiani e la discarica: "freche e strille"

È di questi giorni la distribuzione nel centro storico di Città S.Angelo, da parte dei comunisti italiani, di alcune locandine in merito alla loro contrarietà alla realizzazione della discarica in località Piano di Sacco. Mi chiedo: come si concilia tanta contrarietà strillata nelle orecchie dell’opinione pubblica con altrettanta timidezza in sede istituzionale? 
   Informo che lo scorso settembre il sottoscritto propose al consiglio comunale di prendere una posizione netta, senza se e senza ma, nei confronti del progetto. La mia proposta, appoggiata da gran parte dell’opposizione, fu invece unanimemente bocciata dalla maggioranza, comunisti italiani compresi. Al suo posto, fu approvata una delibera pasticciata che in altro momento illustrerò. 
   Sarebbe auspicabile che i comunisti italiani tenessero un comportamento coerente, che non mirasse a prendere in giro le persone: se in consiglio comunale si prende una decisione, è doveroso assumersene la responsabilità di fronte alla comunità, e non gridare allo scandalo, per salvare le apparenze e il consenso elettorale.
    “Freche e strille” si direbbe.
   
Tanto dovendovi, vi saluto.

lunedì 5 marzo 2012

Il sindaco rinviato a giudizio: una maggioranza senza pudore. Parte 2

È trascorso un solo giorno dalla pubblicazione del mio ultimo articolo, che mi sento in dovere di fare alcune precisazioni, anche in virtù di certi sviluppi. Procedo con ordine.
Tra i tanti commenti al mio post su Facebook che rimanda a questo blog, ce n’è uno che dice che bisogna attendere il corso della giustizia. È una verità sacrosanta. Fino a prova contraria, a prescindere dai convincimenti personali, tutti, sindaco Florindi compreso, sono innocenti. Quanti approvano l’articolo che ho pubblicato devono condividere anche questa impostazione, che è segno di civiltà. Se non affermassi questo principio rischierei di macchiarmi di quella stessa inciviltà di cui ho accusato la maggioranza, e la mia coerenza, la mia natura, la mia cultura politica fatta di rispetto non me lo consentono. Questa precisazione si è resa tanto più necessaria, poiché in altri commenti qualcuno sembra spingersi a criticare – pubblicamente – il comportamento del sindaco nella vicenda Linda che però, allo stato attuale, ribadisco è da comprovare.
Al contrario, il mio veemente attacco politico alla maggioranza non ha avuto bisogno dell’esito dell’iter giudiziario. Le dichiarazioni della Rasetta, riportate il 30 marzo su “il Centro”, hanno offerto un’allettante e legittima sponda per poter intervenire. Senza questa, avrei dovuto tacere.
            Chiarito il principio del rispetto delle regole e delle persone, passo al secondo punto.
Ricorderete che il succo del mio articolo di ieri s’incentrava su una dichiarazione della dott.ssa Rasetta: “Quello che è accaduto è soltanto un episodio, che nella vita dopo una provocazione può succedere”. Da qui si deduceva facilmente che l’assessore Rasetta e la maggioranza ritenessero l’episodio effettivamente accaduto e che fosse giustificabile per via di una presunta provocazione (che a me non risulta affatto). Si evinceva pure, in altre frasi, la vicinanza e la solidarietà della compagine governativa al proprio sindaco,  anche in questa deplorevole vicenda.
            Ad ogni buon conto, in relazione a questa dichiarazione, la dott.ssa Rasetta mi ha chiesto la cortesia di inserire alcune sue precisazioni. Sebbene non sia un giornalista obbligato alla par condicio e quindi ad ospitare nel proprio modestissimo spazio virtuale i pareri di tutti, men che meno di quelli che sono miei detrattori politici, ritengo tuttavia di poter accontentare  la mia ex collega di maggioranza che sostiene di non aver pronunciato quella frase. Per esigenze di sintesi non riporto il testo della sua smentita.
Sebbene ritenga quelle dichiarazioni effettivamente rilasciate, voglio dar seguito a questa smentita sospendendo solo momentaneamente ogni mia esternazione polemica contro la maggioranza, rimettendo ogni ulteriore intervento allorché i fatti saranno accertati e le parti politiche costrette a prendere posizioni ufficiali.


Tanto dovendo, vi saluto.

domenica 4 marzo 2012

Il sindaco rinviato a giudizio: una maggioranza senza pudore




Maggioranza solidale con Florindi
Il sindaco angolano a giudizio per minacce e percosse
“La stima nei confronti del sindaco da parte della sua maggioranza non è in discussione. Quello che è accaduto è soltanto un episodio, che nella vita dopo una provocazione può succedere”.
Questa è parte dell’ultimo articolo (il centro del 3 marzo) dedicato al rinvio a giudizio del sindaco Florindi. Tenetela ben presente, merita molta attenzione. Intanto parto col dirvi che prima di sollevare politicamente la questione, avevo ritenuto opportuno attendere l’esito dell’iter giudiziario. Non che io avessi qualche dubbio su come si siano svolti gli oramai famosi fattacci della Linda; diverse fonti, notizie, indiscrezioni lasciate filtrare a mio beneficio dalla stessa maggioranza, assicurano saldi lacci alle mie certezze . Ma senza una sentenza, la mia verità, per quanto ne fossi e ne sia persuaso, non era che una supposizione e come tale insufficiente a giustificare un’esternazione pubblica. Ma questo fino a ieri mattina, quando su il Centro è apparso l’articolo della maggioranza solidale con Florindi, dove le sconcertanti dichiarazioni dell’assessore Rasetta sembrano togliere il velo sulle responsabilità del sindaco ed esprimere una precisa presa di posizione, rendendo insignificanti la mia iniziale cautela e il canonico rispetto del corso della giustizia. A questo punto, sulla base delle grottesche rivelazioni contenute nell’articolo, posso pubblicamente commentare, biasimare e stupirmi.
Dico stupirmi perché l’assessore Rasetta, certamente ben informata dei fatti, parlando anche a nome della maggioranza, ha di fatto ammesso che l’increscioso episodio, di cui il sindaco è accusato e che in sede giudiziaria bisognerebbe accertare, è effettivamente avvenuto.
Le parole dell’assessore riportate in virgolettato dicono subito: “Quello che è accaduto è soltanto un episodio che nella vita dopo una provocazione può succedere”. Quello che è accaduto, appunto.
E che l’episodio sia effettivamente accaduto è tanto assodato – quanto imbarazzante – che la stessa Rasetta ne conosce anche le motivazioni (una provocazione, dice). Tutta la frase nel suo contesto, inoltre, tende a sminuire la gravità dell’accaduto, invece che a negare l’episodio, evidentemente acclarato. Questo lapsus, o ingenua esternazione che dir si voglia, della Rasetta hanno tolto suspence al processo, affermando con questa ammissione una verità dei fatti che avrà la supremazia su quella processuale, primato notoriamente e giustamente appannaggio della seconda.
           Gli elementi di riflessione che mi sono proposto, tuttavia, sono altri. Amari e sconcertanti. Com’è possibile giustificare con tanto candore, come fa la dott.ssa Rasetta, un’aggressione verbale e fisica? Beh, il sindaco è stato provocato, sostiene; questo legittima la sua reazione. Ma la quotidianità è piena di provocazioni, di attriti, di contrasti, e se questi valessero a giustificare certi comportamenti in che società vivremmo? È imbarazzante assistere a certe affermazioni soprattutto se provenienti da chi ricopre incarichi istituzionali, da chi svolge la professione di psicologa, da chi si occupa di politiche sociali e pubblica istruzione. Ed è imbarazzante giustificare certi comportamenti in chi riveste responsabilità istituzionali. Chi più di un sindaco, primo cittadino di una comunità, dovrebbe dare il buon esempio, mostrare capacità di ascolto, invitare alla tolleranza? Com’è possibile, mi chiedo, che una maggioranza, pur convinta delle gravi responsabilità del suo sindaco, gli si dimostri, cito testualmente,  solidale, degno di stima, affettivamente e politicamente vicino? Avrei compreso una solidarietà dimostrata per una vicenda in corso di accertamento. Fino a prova contraria, è giusto accordare fiducia ad una persona presunta innocente, oggetto di un rinvio a giudizio che è sempre fonte di prostrazione psicologica e fisica. Ma la maggioranza di Città Sant’Angelo è andata ben oltre. Ribadisco, ha acquisito come dato di fatto che la deplorevole vicenda è avvenuta e, relativamente a questo fatto compiuto, mostra al sindaco comprensione e giustificazione.
Bah! Direi. Non riesco a spiegarmi una simile graniticità della maggioranza, spiegabile o con una indicibile lealtà e armonia di opinioni, o con un’altrettanta indicibile timorosa sudditanza.
Immagino che abbiate una vostra opinione. Probabilmente non lontana dalla mia.

domenica 16 ottobre 2011

Cronache di un tragico sabato romano: note a margine

Non si va da nessuna parte con lo spirito di partigianeria. La faziosità disprezza l’evidenza dei fatti, mistifica la realtà, impedisce la ricerca di spiegazioni, e di soluzioni. Ti fa rinunciare al bene del Paese.
I fatti nudi e crudi dicono che sabato 15 ottobre 2011 decine e decine di migliaia di manifestanti hanno sfilato per le strade di Roma; s’infiltrano tra questi alcune centinaia di ragazzi a volto coperto e incappucciati: scagliano pietre, oggetti, contro tutto e tutti. Rompono, incendiano, devastano. Punto. Si potrà dibattere su chi siano questi violenti, e di come la polizia abbia e di come avrebbe dovuto gestirli.  Il resto è chiaro. Ma ecco cosa propaganda la destra.
  • Roma sotto assedio, ecco il pacifismo dei manifestanti di sinistra. Ministeri assaltati, attacchi alle forze dell’ordine, violenza per tutta la città. Roma devastata dai violenti sinistrati. Questa è l’alternativa che propone il centrosinistra: violenza, scontri, distruzione. (www.ilfazioso.com)
  • Ringraziate il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che non vi ha preso a calci in bocca (ai manifestanti, nda) perché lui stesso temeva e teme di prenderne dall’opposizione che vi strumentalizza, appoggia e incita. E non venite a raccontarci che non siete responsabili dei disastri, che è tutta colpa degli infiltrati provocatori. I provocatori siete voi. E anche farabutti. (Vittorio Feltri)
  • Noi che ogni giorno ci rimbocchiamo le maniche per contribuire al bene comune senza manifestare nelle piazze offrendo opportunità ai sovversivi. (blog di Stefano Filippi – il Giornale)
  • Ma il malcontento è una cosa, lo scendere in piazza sapendo di regalare un palcoscenico ai devastatori un altro. (blog di Stefano Filippi – il Giornale)
  • Forse si sono sentiti legittimati, forse hanno trovato alibi, e pseudo giustificazione in qualche atteggiamento della politica dai toni troppo alti contro il governo Berlusconi. (Ministro La Russa)
Le mie note a margine delle cronache di questi lucidi intellettuali sono brevissime. Constato in primis l’operazione disonesta con cui si vuole identificare la pacifica manifestazione di 250000 persone con gli atti delinquenziali di 400/500 criminali. In seconda battuta osservo che per i giornalisti di Berlusconi il diritto di manifestare andrebbe abolito, poiché scendere in piazza offre opportunità e regala un palcoscenico a sovversivi e devastatori. Il ministro La Russa addirittura suggerisce all’opposizione di ammorbidire la propria condotta politica solo per evitare di urtare la suscettibilità di gente violenta che in giro, si sa, sempre ce n’è.
Ometto l’elencazione dei vari post sul web dei peggiori militanti di destra. La propaganda semina fetidi bocconi e nugoli di mosche purtroppo vi si addensano attorno.
Vi saluto consigliandovi un link. E' un video dove si vede come in diverse occasioni i manifestanti tentino di espellere i violenti.