Maggioranza solidale con Florindi
Il sindaco angolano a giudizio per minacce e percosse
“La stima nei confronti del sindaco da parte della sua maggioranza non è in discussione. Quello che è accaduto è soltanto un episodio, che nella vita dopo una provocazione può succedere”.
Questa è parte dell’ultimo articolo (il centro del 3 marzo) dedicato al rinvio a giudizio del sindaco Florindi. Tenetela ben presente, merita molta attenzione. Intanto parto col dirvi che prima di sollevare politicamente la questione, avevo ritenuto opportuno attendere l’esito dell’iter giudiziario. Non che io avessi qualche dubbio su come si siano svolti gli oramai famosi fattacci della Linda; diverse fonti, notizie, indiscrezioni lasciate filtrare a mio beneficio dalla stessa maggioranza, assicurano saldi lacci alle mie certezze . Ma senza una sentenza, la mia verità, per quanto ne fossi e ne sia persuaso, non era che una supposizione e come tale insufficiente a giustificare un’esternazione pubblica. Ma questo fino a ieri mattina, quando su il Centro è apparso l’articolo della maggioranza solidale con Florindi, dove le sconcertanti dichiarazioni dell’assessore Rasetta sembrano togliere il velo sulle responsabilità del sindaco ed esprimere una precisa presa di posizione, rendendo insignificanti la mia iniziale cautela e il canonico rispetto del corso della giustizia. A questo punto, sulla base delle grottesche rivelazioni contenute nell’articolo, posso pubblicamente commentare, biasimare e stupirmi.
Dico stupirmi perché l’assessore Rasetta, certamente ben informata dei fatti, parlando anche a nome della maggioranza, ha di fatto ammesso che l’increscioso episodio, di cui il sindaco è accusato e che in sede giudiziaria bisognerebbe accertare, è effettivamente avvenuto.
Le parole dell’assessore riportate in virgolettato dicono subito: “Quello che è accaduto è soltanto un episodio che nella vita dopo una provocazione può succedere”. Quello che è accaduto, appunto.
E che l’episodio sia effettivamente accaduto è tanto assodato – quanto imbarazzante – che la stessa Rasetta ne conosce anche le motivazioni (una provocazione, dice). Tutta la frase nel suo contesto, inoltre, tende a sminuire la gravità dell’accaduto, invece che a negare l’episodio, evidentemente acclarato. Questo lapsus, o ingenua esternazione che dir si voglia, della Rasetta hanno tolto suspence al processo, affermando con questa ammissione una verità dei fatti che avrà la supremazia su quella processuale, primato notoriamente e giustamente appannaggio della seconda.
Gli elementi di riflessione che mi sono proposto, tuttavia, sono altri. Amari e sconcertanti. Com’è possibile giustificare con tanto candore, come fa la dott.ssa Rasetta, un’aggressione verbale e fisica? Beh, il sindaco è stato provocato, sostiene; questo legittima la sua reazione. Ma la quotidianità è piena di provocazioni, di attriti, di contrasti, e se questi valessero a giustificare certi comportamenti in che società vivremmo? È imbarazzante assistere a certe affermazioni soprattutto se provenienti da chi ricopre incarichi istituzionali, da chi svolge la professione di psicologa, da chi si occupa di politiche sociali e pubblica istruzione. Ed è imbarazzante giustificare certi comportamenti in chi riveste responsabilità istituzionali. Chi più di un sindaco, primo cittadino di una comunità, dovrebbe dare il buon esempio, mostrare capacità di ascolto, invitare alla tolleranza? Com’è possibile, mi chiedo, che una maggioranza, pur convinta delle gravi responsabilità del suo sindaco, gli si dimostri, cito testualmente, solidale, degno di stima, affettivamente e politicamente vicino? Avrei compreso una solidarietà dimostrata per una vicenda in corso di accertamento. Fino a prova contraria, è giusto accordare fiducia ad una persona presunta innocente, oggetto di un rinvio a giudizio che è sempre fonte di prostrazione psicologica e fisica. Ma la maggioranza di Città Sant’Angelo è andata ben oltre. Ribadisco, ha acquisito come dato di fatto che la deplorevole vicenda è avvenuta e, relativamente a questo fatto compiuto, mostra al sindaco comprensione e giustificazione.
Bah! Direi. Non riesco a spiegarmi una simile graniticità della maggioranza, spiegabile o con una indicibile lealtà e armonia di opinioni, o con un’altrettanta indicibile timorosa sudditanza.
Immagino che abbiate una vostra opinione. Probabilmente non lontana dalla mia.

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