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martedì 14 luglio 2015

LE VIRTU' DELLA GERMANIA

Diciamolo subito, non ho vocazione al complottismo. Osservo, registro e deduco quanto mi riesce di dedurre. Una prima constatazione che faccio a proposito della questione Germania/Grecia è che la prima è un paese strutturalmente virtuoso e forte, la seconda inefficiente e debole. Preferisco non parlare di buoni e cattivi: le categorie morali non fanno bene al ragionamento. Lo suggestionano e lo deviano.

Queste caratteristiche proprie dei due paesi, colte ad occhio, si plasmano attraverso altre di contesto. Ad esempio l’appartenenza alla UE e all’Euro.
Per comprendere certi condizionamenti è utile conoscere il ruolo della moneta unica. Senza impelagarsi nella spiegazione di certi meccanismi, è opportuno ricordare che quanto più un paese esporta tanto più fa apprezzare (rende forte) la propria moneta. Ciò significa che se oggi 1€ vale 10$ paperopolesi e domani, a causa del rafforzamento, ne vale 20, il paperopolese pagherà 20$ quel prodotto importato dalla UE che ieri pagava 10, che comunque l’esportatore vende sempre ad 1€.
Da ciò discende che, nel tempo, l’esportazione è sempre più difficile perché il paese destinatario che compera deve sborsare sempre più unità dei propri soldini. Nel contempo e di converso, diventano più convenienti per la UE le importazioni perché compra a 1€ quello che oggi vale 20$ paperopolesi, e che solo ieri ne valeva 10 (o, in altri termini paga 0,5€ invece di 1€ il prodotto paperopolese del valore di 10$).
Stando ai dati e ai fatti, la Germania con l’introduzione dell’euro ha registrato un’impennata nelle sue esportazioni. Merito della sua capacità organizzativa e innovativa? Sì, certo, ma molto anche dell’Euro.

In che modo l’Euro favorisce l’export tedesco? Per il meccanismo sopra accennato (+esportazione = +apprezzamento della valuta), se la Germania avesse una moneta tutta sua, questa, rapportata alla mole di esportazioni, sarebbe molto più forte rispetto all’euro che attualmente utilizza (il cui valore rispecchia tutta l’area Euro, compresi i paesi meno virtuosi). Il paese tedesco si trova, cioè, nel paradosso di continuare ad aumentare le sue esportazioni senza che si registri quel rafforzamento automatico della valuta che nel tempo mitigherebbe la sua capacità esportativa. In pratica l’euro è troppo debole per la Germania e troppo forte per gli altri paesi europei che, con questo valore, incontrano difficoltà ad esportare. In più, se non ci fosse la moneta unica i vari governi nazionali avrebbero a disposizione anche la leva della politica monetaria per intervenire, svalutando la propria valuta.

Qualcuno, come mia cugina Tatiana, direbbe “beh, i tedeschi sono più bravi di noi e meritano questo successo”. Le cose non stanno così. L’Unione europea e la sua moneta sono un sodalizio che come tale deve tutelare e portare vantaggi a tutti. Se si affronta un matrimonio pensando di approfittare dell’altro, il rapporto non avrà lunga durata.

Ancora, stando sempre ai fatti, la Germania per il settimo anno di fila ha violato un preciso vincolo del trattato di Maastricht che fissa il tetto del surplus commerciale (differenza tra quanto un paese esporta e quanto importa) al 6%. La Germania esporta più di quanto dovrebbe o, meglio, consuma e importa meno di quanto dovrebbe per abbassare questa differenza. La Germania persegue quella che si definisce una politica mercantilista.

Con la UE abbiamo messo in un’unica gabbia leoni e gazzelle, iene e antilopi. Ma come possono i paesi strutturalmente più deboli sopravvivere se gli vengono tolte tutte le loro abituali risorse, le loro strategie di sopravvivenza? I loro governi non possono utilizzare la politica monetaria per aumentare le esportazioni e non possono sostituirsi agli investimenti privati per rilanciare la domanda, impediti dal Patto di Stabilità e dalle politiche di austerity imposte dai paesi creditori. L’unica componente della domanda aggregata (= mercato, sbocco della produzione di un paese costituita da beni di consumo + domanda di beni d’investimento + spesa pubblica + esportazioni) che potrebbe rilanciare la crescita sono le esportazioni.
In questo contesto, chi dovrebbe consumare e dare sfogo all’export dei paesi europei è, tra gli altri, la Germania, che però si guarda bene dal discostarsi dal suo modello basato sulla “parsimonia”: continua a vendere piuttosto che a comprare. Va da sé che i predatori prevarranno divorando le prede e, finite queste, ritrovandosi soli all’interno della gabbia moriranno anche loro di fame. In questi termini si prospetta il destino del vecchio continente se non si cambia rotta.

La virtuosità tedesca, come si diceva all’inizio, è figlia di meriti propri e di furberie. Approfittare dell’euro, senza dare nulla in cambio, è una furberia. Tenere bassi i salari (= controllo dei consumi interni = tenere basso il tasso d’inflazione) ne è un’altra. Con bassa inflazione rispetto agli altri paesi europei la Germania ha goduto di vantaggi in termini di competitività a danno dei paesi periferici, poiché i propri prezzi sono aumentati di meno rispetto a quelli dei vicini. Il grande surplus dei tedeschi è stato reso possibile in gran parte grazie dalle esportazioni in questi paesi, i quali hanno importato indebitandosi fino al collo. Altri vantaggi Le sono derivati potendo esportare buona tecnologia a prezzi concorrenziali (€) in tutto il mondo, Cina in testa.

Il segretario del Tesoro statunitense ha ribadito che «politiche per promuovere la domanda interna sarebbero un bene per l’economia tedesca e quella mondiale». Ma soprattutto, aiuterebbero a uscire dalla crisi il maggior partner commerciale della Germania: l’Europa.

Assodato che i paesi periferici per competere con la Germania dovrebbero perseguire una insostenibile deflazione salariale (abbassamento dei salari) o diventare di colpo virtuosi e innovativi quanto la Germania (il che è impossibile, c’è bisogno di investimenti, tempo, cultura, spirito, che non s’improvvisano) appare quanto meno doveroso un comportamento più corretto da parte dei tedeschi.
Questa improbabile ricetta, questa virtuosa metamorfosi da gazzella a leone, d’altra parte, sarebbe poco risolutiva: se tutti si comportassero e fossero come la Germania non ci sarebbe la sponda debole, la parte complementare che fa funzionare il meccanismo. Ricordiamolo la Germania ha tenuto fermi i salari e così ha ridotto la disoccupazione, ma ha puntato sul fatto che altri paesi non hanno agito nello stesso modo: ha quindi sostituito la domanda interna con quella estera. Inoltre, con tutti i paesi europei forti, anche l'Euro sarebbe più forte con inevitabili ripercussioni negative nelle esportazioni extra UE.
Ma cosa dovrebbero fare esattamente i tedeschi per aiutare tutta l’Unione e stare in regola?

1) Importare. Importando di più la Germania potrebbe contribuire da un lato ad abbassare il valore dell’euro e, dall’altro, dare un mercato di sbocco alle merci dei partner europei e dar loro respiro.

2) “Scontando un poco di inflazione? Sì, perché il problema che sta alla base anche del surplus è l’inflazione. Il surplus commerciale eccessivo è un risultato, non è una causa. La causa è stata la differente dinamica dell’inflazione tra i Paesi che, come detto, ha consentito alla Germania di ottenere un vantaggio competitivo indebito sui suoi alleati e Paesi cofondatori dell’Europa, di fatto tirandogli una suola. Le leggi europee prevedevano coordinamento ( e prevedono ancora) sulle riforme del mercato del lavoro, per armonizzarlo, e la Germania si è mossa in anticipo smarcandosi con le riforme Hartz, che hanno abbassato gli stipendi, precarizzato il lavoro e quindi fermato i consumi. I consumi fermi hanno fatto sì che non ci fosse inflazione, mentre altrove in Europa correva spedita (vedi: Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo.. un caso siano i Paesi in crisi?). Quindi in pochi anni hanno guadagnato sui costi rispetto agli altri.”(1)

Ma la Germania sarebbe disposta ad aumentare i salari fino a compensare la competitività che il cambio fisso ha sottratto ai paesi periferici? Sarebbero concessioni troppo onerose che la ostacolerebbero nella penetrazione nei mercati extra-UE (vedi Cina come detto).
Sulla falsariga del modello tedesco si comportano paesi assimilabili a quell’area come Austria, Belgio, Finlandia e Olanda. Sicché appare sempre meno plausibile parlare, stante così la contrapposizione di interessi tra un blocco di area tedesca e uno  mediterraneo, di integrazione europea.

Va da sé che queste brevi considerazioni dovrebbero, se non capovolgere l’opinione che ognuno s’è fatto della Germania e della Grecia, almeno ricalibrarla secondo una prospettiva più onesta.

(1) http://www.diariodivic.it/

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